LA LAVAGNA DEI DESIDERI
Quella mattina Riccardo si alzò alle prime luci del mattino, rassettò il letto, bevve la scodella di latte che la mamma gli aveva lasciato sul tavolo e corse in paese per arrivare a scuola in orario.
Tutto come il solito, anche se quello non era un giorno qualunque: era il giorno del suo dodicesimo compleanno.
Riccardo era sicuro che tornato da scuola non avrebbe trovato nessuno ad attenderlo e festeggiarlo; Lucia, la sua mamma, sarebbe tornata a casa dal lavoro nei campi solo all'imbrunire mentre Dante, il suo patrigno, avrebbe passato la giornata in osteria, dimenticandosi completamente di lui e del suo compleanno.
Quella stessa mattina però Lucia si era alzata prima del solito, si era preparata velocemente, ed era uscita di casa alle prime luci dell'alba per andare al mercato a comprare un regalo al suo Riccardo.
Aveva con sé pochi denari, e dovevano bastare anche per comprare qualcosa per la cena; la situazione era molto difficile, alcuni mesi prima Dante aveva cacciato lei ed il figlio di casa e da allora erano costretti a vivere in povertà in un capanno ai margini del villaggio.
Al mercato però Lucia fu fortunata: da un vecchio rigattiere trovò una lavagna, che ripulita e lucidata sarebbe diventata un bel regalo di compleanno.
Rientrata dal lavoro nei campi, Lucia mandò Riccardo a raccogliere un po' di legna nel bosco, lucidò la lavagna e la mise in bella vista sul tavolo, insieme alle stoviglie per la cena: era davvero bella, il legno profumava di cera d'api, l'ardesia risplendeva di un nero lucente ed il cassettino era colmo di gessetti colorati.
Quando Riccardo rientrò in casa e vide quella lavagna sul tavolo impazzì di gioia, non solo la sua mamma si era ricordata del suo compleanno ma era anche riuscita comprargli un regalo!
Quella lavagna diventò l'inseparabile compagna di gioco e di avventura del ragazzino; tutti i giorni, appena tornato da scuola, la prendeva con sé e correva nei campi a disegnare; essa era lo sfondo sul quale ambientare storie fantastiche: ecco quindi che comparivano via via impervi paesaggi montani, oppure navi in mezzo al mare, oppure ancora castelli dove vivevano principesse da salvare e cavalieri in cerca di avventura.
Ed è proprio durante uno di questi giochi, mentre immaginava una festa alla corte di un ricco sovrano, che Riccardo disegnò una ricca tavola imbandita al centro della quale vi era un grosso tacchino arrosto.
Fu a quel punto che - chissà come mai - a Riccardo venne da scrivere sotto il suo disegno: "come sarebbe bello se stasera trovassi una tavola così al mio ritorno".
Proprio in quel momento un vecchio contadino bussò alla porta di Lucia e le donò un tacchino; a nulla valsero le richieste di spiegazioni, il vecchio glielo lasciò sul tavolo della cucina, salutò cortesemente e si allontanò velocemente in direzione del bosco.
Quella sera a casa di Riccardo fu festa grossa, con il tacchino arrosto che troneggiava in mezzo alla tavola, dove di solito c'era solo zuppa e un po' di patate.
Passarono alcuni giorni e di nuovo Riccardo si trovò a scrivere i suoi pensieri sulla lavagna: questa volta aveva immaginato un castello con una stanza del tesoro traboccante di monete e sotto scrisse: "basterebbe una sola di queste monete per potermi comprare il libro e i quaderni per la scuola, e chissà cos'altro ancora".
Di nuovo, proprio in quell'istante, successe qualcosa di sorprendente: mentre stava pulendo un grosso cavolo, Lucia trovò tra le larghe foglie qualcosa di rotondo e lucente; era una moneta d'oro che evidentemente era scivolata al contadino mentre vendeva la sua merce al mercato.
Giunto a casa per la cena, Riccardo trovò la mamma tutta eccitata: gli raccontò quello che era successo, ma - cosa ancor più importante -mostrò con orgoglio al figlio il libro ed i quaderni che quella moneta le aveva permesso di comprare.
Inoltre, con quello che era rimasto, era anche riuscita a comprare un paio di galline: da quel giorno le uova non sarebbero più mancate sulla loro tavola.
Quella notte, prima di addormentarsi, Riccardo si soffermò a pensare: "Certo che è ben strano. L'altro giorno ho scritto sulla lavagna che desideravo mangiare un tacchino ed ecco che la sera il mio desiderio era soddisfatto; desideravo il libro ed i quaderni ed ecco che me li ritrovo sul tavolo. Sembra quasi che tutto ciò che scrivo sulla lavagna si avveri. Adesso faccio una prova".
Scese dal letto e scrisse sulla lavagna: "per colazione, domani, mi piacerebbe avere uova strapazzate" e poi si rimise a letto.
Il giorno dopo si alzò speranzoso e con suo sommo stupore trovò, al posto della solita scodella di latte, un piatto con delle fumanti uova strapazzate.
"Allora è vero! Questa lavagna esaudisce i desideri!" pensò Riccardo, mentre si preparava per andare a scuola.
Già, la scuola. A Riccardo piaceva moltissimo, ma essendo il bimbo più povero, era spesso preso in giro dai suoi compagni; in particolare da Edgardo, figlio del più ricco proprietario terriero del paese.
Prese la lavagna e scrisse "Spero di non veder mai più Edgardo, né a scuola, né in paese. Lo odio!", poi ripose la lavagna sotto il letto e si avviò fiducioso verso il paese.
Giunto a scuola, però, vide il perfido Edgardo seduto come il solito nel banco in prima fila, che subito cominciò ad importunarlo: "È arrivato il poveraccio!".
Vedendo poi il libro e i quaderni nuovi che Riccardo aveva sotto il braccio, iniziò a urlare: "Ehi, dove l'hai preso quel libro nuovo! E quei quaderni! Li hai di certo rubati! Appena arriva la maestra glielo dico! Ladro! Ladro!"
Riccardo avrebbe dato volentieri un pugno sul naso a quel moccioso, ma sapeva bene che se l'avesse fatto sarebbe stato cacciato dalla scuola e questo la mamma non lo avrebbe proprio accettato. Abbassò gli occhi e raggiunse il suo banco in fondo alla classe, dove lo attendeva Arturo: "Dai Riccardo, non dargli retta. Lo conosci. È viziato... e anche un po' scemo!".
La lezione si svolse regolarmente, ma Riccardo non si accorse neppure di cosa parlava la maestra, aveva un solo pensiero in testa "perchè la lavagna non ha funzionato?!"
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